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Comune di Nove - Centro di Antica Tradizione Ceramica

 

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Storia

La storia del Comune di Nove è legata a quella del fiume Brenta che lo delimita, a Oriente, lungo tutta la sua lunghezza. E' adagiato infatti sul cono di deiezione del fiume al confine con Bassano e parte del suo territorio, un tempo alveo del Brenta, si è venuto fondando con i depositi delle pietre, 'le brentane' e la progressiva deviazione del fiume stesso. L'odierna Piazza di Nove e la parte orientale del paese erano il fondo e l'ampio letto del fiume.

Cesare Cantù così scrive di Nove nei suoi volumi di storia sul Lombardo-Veneto (1855-1859): 'Nel mezzo scorre una roggia, alla cui forza motrice si deve l'origine e la ricchezza del paese; poichè volge mulini, seghe, magli, folli, filatoi di seta, meccanismi da pestare le pietre onde vengono lavorate le stoviglie... Può calcolarsi che le fabbriche di stoviglie, i 4 magli di battiferro, le tre gran seghe di legname, i sette mulini da grano, i due folli ed un opificio a torcere la seta, ultima memoria dei tanti di cui una volta, mettano settimanalmente in circolazione nel paese ben più di 1250 franchi animando l'intero commercio di molti piccoli esercenti... I cittadini erano divisi in artigiani ed agricoltori con una piccola prevalenza de' principi'.

La caratteristica del luogo ha favorito l'insediamento di attività artigianali che hanno saputo sfruttare la forza motrice dell'acqua.

Le nuove terre anticamente appartenevano alla comunità di Marostica cedute man mano alle famiglie che vennero ad insediarsi.

Nel XIV secolo vi risiedevano già alcune famiglie: la più antica, è la famiglia Tomasoni che possedeva terreno coltivato e sfruttava l'acqua di una roggia derivata dal Brenta per muovere una ruota da mulino e una sega per tagliare il legname. E' stato il punto di partenza di una industria che creò ricchezza e sempre più numerosi insediamenti.

Verso il 1443 Nove ottenne da Marostica l'indipendenza per l'organizzazione della vita religiosa. Nel 1453 gli abitanti cominciarono la costruzione di una chiesa dedicata a San Pietro Apostolo.

I legami amministrativi ed economici rimasero inalterati fino all'inizio del XVII secolo. Nel 1602, Nove ormai diventata un centro attivo e prospero chiese la separazione da Marostica. Questa esperienza durò solo un breve periodo, poi le due comunità, nel 1632, si riunirono. In seguito, a causa dei disordini scoppiati a Marostica, Nove chiese definitivamente l'autonomia che dal XVIII secolo è giunta ai giorni nostri.

Nove e Napoleone

Dal 1404 anche Nove entrò a far parte dei domini della Serenissima.

Lo scontro tra francesi ed austriaci del 6 novembre 1796 che la coinvolse ha legato questo paese, questa comunità, alla figura dei napoleone Buonaparte, comandante in capo del'Armée d'Italie durante la prima campagna d'Italia (1796-'97).

La battaglia, con il suo triste bilancio di caduti e feriti, durò solo una giornata ma segnò profondamente la storia della comunità novese che, inerme e in preda al panico e all'angoscia, assistette all'infuriare della pugna: gli scontri di quella giornata tra austriaci e francesi, l'arrivo di napoleone da Fontaniva sul suo cavallo bianco, gli echi del consiglio di guerra tenuto da Napoleone e dai suoi generali nell'oratorio settecentesco di San Giovanni Nepomuceno sono, con il passare delle generazioni, diventati parte integrante della memoria collettiva, della tradizione popolare orale dei novesi. In quella memorabile giornata rimasero sul campo da cinquemila uomini, dei quali tre mila erano i Francesi. Pochi prigionieri furono fatti dall'uno e dall'altro esercito, dal che si capisce con quale accanimento reciproco avessero combattuto. L'esito della battaglia riuscì però favorevole ai Tedeschi, i quali conservarono i loro posti e assistettero il giorno dopo al ritiro dei Francesi, con qualche disordine, verso Vicenza.

La battaglia del Brenta divenne in seguito, in un poema dell'abate dal Pian, stampato a Venezia nel 1804, la Battaglia delle Nove.

La stessa produzione ceramica di fischietti popolari, i ben noti 'cuchi', viene a collegarsi storicamente all'arrivo dei francesi, del Buonaparte nel 1796 e all'età del napoleonico Regno d'Italia (1806-1813). I 'cuchi' costituiscono una scherzosa, beffarda e ironica rappresentazione di Napoleone, dei francesi, ma anche dei dominatori in genere...

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