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Ceramiche Marchio CAT Ceramiche Marchio CAT Ceramiche Marchio CAT Ceramiche Marchio CAT Ceramiche Marchio CAT Ceramiche Marchio CAT Ceramiche Marchio CAT Ceramiche Marchio CAT Ceramiche Marchio CAT

Disciplinare di produzione

Marchio “Ceramica Artistica e Tradizionale”

Istituito con Decreto del Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato del 26 giugno 1997

(G.U. n° 153 del 3/7/1997)

Disciplinare di produzione della ceramica artistica e tradizionale di Nove

INDICE

  • Nove e la ceramica: cenni storici
  • Art.1 - Diritto alla denominazione
  • Art.2 - Zona di produzione
  • Art.3 - Materie prime e fasi produttive
  • Art.4 - Stili e decori della tradizione ceramica di Nove
  • Art.5 - Produttori innovativi
  • Art.6 - Marchi e indicazioni di fabbrica
  • Art.7 - Riproduzione di pezzi storici
  • Art.8 - Difesa del marchio
  • Art.9 - Comitato di disciplinare
  • Art.10 - Disciplinare di produzione della vendita
  • NOTE

Nove e la ceramica
cenni storici

Nove si adagia sulla riva destra del fiume Brenta per una striscia lunga 5 km a sud dell'abitato di Bassano.

Il primo insediamento del paese si costituì verso il 1300 con riferimento alla roggia Isacchina, piccola derivazione del Brenta. L'utilità dell'acqua corrente perenne allettò sempre nuove famiglie a trasferirsi in queste terre magre e ghiaiose denominate "Vegre della Brenta". Verso il 1450, oltre all'attività agricola, la possibilità dello sfruttamento energetico dell'acqua aveva fornito la nascita di ruote, molini, macine, seghe da legname, magli, filato, pestasassi e botteghe ceramiche.

La documentazione storica dell'inizio della produzione ceramica risale al 1727; il primo ceramista della famiglia Antonibon, Giò Batta, cominciò a interessarsi di ceramica nel 1719, quando si mise in società con il Moretto, a Rivarotta di Angarano, nella fabbrica di cristallina. Nel 1727 aprì una propria manifattura a Nove, avvalendosi di operai della manifattura Manardi di Bassano (che si stava avviando ad un'inarrestabile decadenza che si concluderà nel 1743 con la chiusura).

L'iniziale produzione delle maioliche, legata a modelli bassanesi e lodigiani, fu ispirata soprattutto ai decori monocromi in blu, orientaleggianti.

Nel 1738 la direzione dell'azienda passò al figlio Pasquale, abile continuatore che ampliò notevolmente la gamma dei modelli, aumentò l'organico ed ebbe notevole successo commerciale. Tra il 1750 e il 1752 iniziò con coraggio esperimenti per la lavorazione della porcellana e nel 1762 fu premiato dal Senato della Repubblica Veneta con la concessione di privilegi.
La produzione della porcellana novese del 1700 fu molto varia e d'alta qualità sia nel materiale (porcellana dura) che nell'esecuzione.

Pasquale Antonibon, giunto al culmine del successo nei due settori della sua produzione, maiolica e porcellana, autorizzò il figlio Giò Batta, ad affittare al loro collaboratore, Giovanni Maria Baccin, da prima la fabbrica di maiolica (dal 1774 per 29 anni) e quindi quella di porcellana (dal 1775 per 8 anni).

Il Baccin oltre a continuare la produzione di alta qualità ereditata, ampliò la gamma dei modelli con interessanti novità: oggetti zoomorfi e fitomorfi usati come salsiere o zuppiere in forma di animali o vegetali.

Ma il contributo maggiore lo diede l'aver iniziato nel 1786 la lavorazione della terraglia ad uso inglese. Con l'aiuto di un certo Pietro Poatto, suo ex dipendente, ottenne un impasto imitante quello inglese (pasta fine, di basso costo, bianca, contenente una certa quantità di silice calcinata); inviò una supplica al Governo Veneziano per piantar alle Nove una propria ditta, una fabbrica di terraglia, e ottenne l'investitura per un proprio molino da "pestar sassi" e l'impedimento del sorgere di altre fabbriche concorrenti nel circondario.

Agli inizi del 1800 la grave crisi politico-economica italiana costrinse molte fornaci di porcellana a chiudere. A Nove la manifattura Antonibon venne affittata dal 1802 a Giovanni Baroni di Rossano Veneto il quale rinnovò e arricchì il già ampio repertorio di forme e decori con soluzioni stilistiche aderenti al movimento neoclassico, raggiungendo in pochi anni il più alto grado di perfezione tecnica e artistica nella produzione.

Non corrispose però un'adeguata fortuna commerciale e la gestione Baroni si avviò ad un inarrestabile decadimento. Contemporaneamente si assistette al successo della fabbrica di terraglie di Giò Maria Baccin e alla nascita di nuove aziende: quella del Conte Roberti dal 1813 al 1850, passata a Bortolo Bernardi; quella di Viero, che attraverso passaggi e tormentate vicende prosperò dal 1870 al 1900; quella di G. Orso, attiva nel 1848 nello stabile che poi sarà della Società Cooperativa Ceramisti; quella di B. Marcolin, in attività fino al 1848; quelle di Agostinelli-Bosello, Majo, Messan attive nel 1861, ma non ancora localizzate.

Fu costante per tutto il secolo la fortuna della fabbrica Baccin gestita, dai Toffanin dal 1805 al 1822, e, quindi, dai Cecchetto, fino alla chiusura (1929).
In tutte queste fabbriche, come pure in quelle degli Antonibon, si rese necessario un adeguamento alle mutate situazioni politiche, alle nuove condizioni produttive, ai nuovi committenti. Si rinunciò alla produzione di lusso, destinata ai nobili, ai palazzi, ai salotti, e si puntò a una clientela più modesta ma più vasta. Non più pezzi eccezionali e costosi, ma umili oggetti destinati alle case paesane, al popolo. Vennero così rinnovati i soggetti, sveltiti i segni, inventati procedimenti per rendere più rapida l'esecuzione dei decori: venne usata la tecnica dello spolvero, della mascherina, della spugnetta e della buranella. Liberi nella scelta dei motivi decorativi, i pittori novesi creano con spigliatezza istintiva e facilità di composizione, nella seconda metà dell'Ottocento, quelle ceramiche che per le loro caratteristiche innovative e originali rappresentano uno degli aspetti più importanti della civiltà veneta.
Dal 1861, dopo l'unificazione dello Stato italiano, accanto alla produzione popolare, che continuò con costanti innovazioni espressive fino all'inizio del '900, si affiancò, dapprima nelle fabbriche di Antonibon e, quindi, in quelle dei Viero, la produzione di un altro genere di oggetti ceramici richiesto dai nuovi ceti agiati, che è stato definito aulico o artistico o neorococò, ma che è espressione del rinnovamento e dell'industrializzazione delle manifatture.

Riemersero le figure dell'imprenditore e del modellatore o, meglio, scultore (Antonio e Domenico Agostinelli, Arturo Comacchio, Demetrio Primon, Antonio Zen). Venne creata una enorme gamma di oggetti di svariate dimensioni, a volte riprendendo quelli sfornati un secolo prima dagli Antonibon, a volte imitando le forme contemporanee dei metalli pregiati o del vetro o caratterizzati dall'accentuazione, talvolta portata all'esasperazione, di motivi plastici a rilievo realizzati sfumando con infinite varianti la conchiglia ondulata e la linea a S (linea della bellezza di Hogarth).

Le decorazioni pittoriche invasero tutta la superficie disponibile con scene veristiche, per lo più tratte da quadri coevi e, soprattutto, con motivi floreali che escono dai margini e si estendono anche sui rilievi.

Il 1900 si presentò con una congiuntura economica di notevole difficoltà per le ceramiche e furono inizialmente scarse le aspirazioni al rinnovamento di modelli e decori nelle aziende e, anche, all'interno della "Regia Scuola d'Arte Ceramica" (fondata nel 1875 per volontà dello scultore novese Giuseppe De Fabris) che sotto la direzione di Silvio Righetto (1916-1936), campione abilissimo della decorazione artistica e floreale, aveva continuato a essere una roccaforte della continuità stilistica.

Tra il 1920 e il 1930 non mancarono a Nove sperimentazioni in chiave moderna: lo testimoniano i lavori di Enrico Caccia Guerra per le manifatture Agostinelli - Dal Prà e Antonio Zen, e quelli di Teodoro Sebellin per la Zanolli-Sebellin-Zarpellon.

Dal 1936 iniziò, anche per merito del nuovo Direttore dell'istituto d'Arte, Rosati, l'aggiornamento della produzione, continuato dai successivi direttori Dazzi e Calò.

Con l'arrivo nel 1942 di Andrea Parini a direttore dell'Istituto d'Arte, e l'attività parallela di Giovanni Petucco, si ebbe una ulteriore ventata di novità espressive che, pur nella differenza delle valenze con l'"industrial design", avvia un graduale processo di avvicinamento della ceramica novese alle linee contemporanee.

In questi ultimi anni alcune fabbriche si sono in parte evolute verso nuove forme d'arte e di design, mantenendo però sempre vivo nella pratica del proprio mestiere il rapporto con il passato.

Art. 1
Diritto alla denominazione

1. La denominazione nazionale di origine "Ceramica Artistica e Tradizionale di Nove", in base alla legge 9 luglio 1990 n.188, è riservata ai ceramisti iscritti nel Registro dei produttori di ceramica artistica e tradizionale di Vicenza, previsto all'art.2 della legge 188/90.

2. Detta denominazione viene riportata nei marchi di identificazione apposti sulle opere prodotte a Nove, di cui all'art.2, che rispondono alle caratteristiche, alle condizioni ed ai requisiti del presente disciplinare.

Art. 2
Zona di produzione

La produzione oggetto del presente disciplinare, deve avvenire nelle fabbriche o nelle botteghe d'arte del Comune di Nove a seguito di specifica autorizzazione del Comitato di disciplinare costituito ai sensi dell'art.7 della legge 9 luglio 1990, n.188.

Art. 3
Materie prime e fasi produttive

1. Le argille per la produzione di ceramica artistica tradizionale di Nove, devono essere del tipo ad impasto bianco poroso per le terraglie, ad impasto bianco non poroso per le porcellane, a pasta porosa colorata (ferrugginosa) per le terrecotte, per le maioliche e per i semirefrattari, a pasta non porosa colorata per i grès. Tutti questi materiali devono essere forniti, preferibilmente, dai bacini estrattivi di antica storica tradizione.

2. Nel rispetto di quanto sopra dichiarato e in linea con le tipologie produttive indicate al successivo art. 4, i ceramisti hanno la più ampia libertà creativa e tecnologica ed opereranno per continuamente elevare la qualità della loro produzione agendo in stretta collaborazione tra di loro e avvalendosi, ove necessario, del Museo Civico della Ceramica di Nove o dell'Istituto Statale d'Arte di Nove.

3. Tutte le fasi produttive devono avvenire all'interno della fabbrica o della bottega d'arte del ceramista.

4. E' consentito:
a)l'uso della foggiatura a colaggio per tutti i tipi di argille menzionate al paragrafo 1;
b)l'uso del grès e dei semirefrattari, eccettuata la produzione delle tipologie novesi tradizionali;
c)operare con la tecnica di decorazione a terzo fuoco o a piccolo fuoco, su maioliche, terraglie, porcellane, grès e semirefrattari, può essere usata solo sui pezzi che tradizionalmente la prevedono;
d)l'uso di semilavorati ottenuti al di fuori del territorio comunale ma con le caratteristiche di cui al primo comma, quando non reperibili in loco, purché prodotti nei comuni limitrofi; con motivi decorativi afferenti ai vari stili tradizionali faentini;
e)l'esercizio dell'antica prassi di far eseguire tecniche o foggiature a domicilio, purché l'esecutore, iscritto nell'albo degli artigiani, sia di Nove;
f)L'uso totale o parziale di decalcomanie per le tipologie tradizionali, ponendo sul retro la dicitura decalcomania o sigla corrsipondente.

5. Non è consentita la realizzazione di motivi decorativi appartenenti al repertorio tradizionale di Nove (ad esempio: decorazioni di mattonelle, bordature di piatti a pennello o con spugnetta, ecc.), mediante gli artefici della produzione seriale (decalcomanie, serigrafie, applicazioni meccaniche in genere).

Art. 4
Stili e decori della tradizione ceramica di Nove

Costituiscono riferimenti storici ed estetici, tipici delle tradizioni ceramistiche Bassanesi gli stili, le forme e i decori sottodescritti:

IL SETTECENTO

Maioliche dal 1727

La maggior parte della produzione di questo periodo è costituita da oggetti d'uso: tondi da tovagliolo, piadanelle, piatti da "capon" (tondi e ovali), sottoreali (tondi e ovali), terrine (zuppiere), con i piedi, con piatto e "sculiero" (cucchiaio), salatiere da "monfarata", saliere tonde, ovalini piccoli, coppette con piatto, grandi mezzane e piccole, porta bottiglie, porta tazze (sottobicchieri), "sortuetti" per olio e aceto colle ampolle, cestine traforate, manici per posate, alzate, gelatiere, coprivivande, vivandiere formate da più recipienti sovrapposti, bottiglie anche a doppia parete a uso tecnico, bacili, versatoi, vassoi con manici, caffettiere, teiere, lattiere, tazze e tazzine, zuccheriere con spargi zucchero, tazze da brodo, tazze con beccuccio per alimentare bambini e ammalati, grandi vasche, grandi centrotavola costituito da un unico pezzo cui potevano essere sovrapposti, un'alzata con vaschette fisse e mobili, saliere e ampolline, o da numerosi elementi di svariate forme perfettamente accostabili, vasi per fiori, tulipaniere, portavasi, vasi per alimenti anche di notevoli dimensioni, come quelli per mostarda, vasi da farmacia, bidet, "bourdalou", vasi da notte, sputacchiere, piccole scatole a uso portacipria e tabacchiere, servizi da scrittoio (e come meglio indicato in AA.VV., La Ceramica degli Antonibon, Milano 1990, pagina 22).

Altro genere di produzione sono le maioliche destinate all'ornato delle abitazioni: piastrelle e composizioni di piastrelle con cornici modanate per finestre, piastre, acquasantiere, cornici di specchiere e lumiere, candelabri e lampadari, piani per tavolini o piccole consolle in alcuni casi anche forniti di trespolo, rinfrescatoi, catini, lavamani desseri, sourtout, piatti di svariate forme e dimensioni con orli lisci, centinati, a coste, cordoniformi (e come meglio indicato in AA.VV., La Ceramica degli Antonibon, Milano 1990, pagina 21).

Maioliche - decori dal 1727

I più antichi decori richiamavano i motivi olandesi bianchi e blu, semplici paesaggi campestri, uno sfarzoso fiore dai petali molto aperti e abbondante fogliame, tra cui compare spesso un bocciolo o una coppia di margherite in un mazzo (dipinti con l'uso esclusivo della "zaffera").
Questi decori si trovano per lo più su piatti rotondi a bordo liscio, anche molto grandi o in ampi recipienti lavorati al tornio, ma ricorrono anche su forme modellate a stampo. Il successivo sviluppo è caratterizzato da vivace policromia, un decoro blu verde e viola di manganese con garofani, tulipani e rose fantastiche dagli steli sinuosi ora in bocciolo, ora aperti, riuniti in aerei mazzi (e come meglio indicato in AA.VV., La Ceramica degli Antonibon, Milano 1990, pagina 20).  Esili ramoscelli fioriti, sottili corone di fiorellini e foglioline, farfalle e gruppi di frutta su un cartiglio rocaille (cartoccio), gruppi di frutta in composizioni con elementi architettonici, ruderi, strumenti musicali, figure (nani), animali, svariate e differenti rese del cartoccio. Altri decori che si avvicinano alla frutta con cartoccio, con predominanza di toni caldi (rosso, bruno, giallo), sono quelli con strumenti musicali e carte da gioco.
La cineseria (la tradizione locale lo ricorda come decoro persiano), è il motivo che più si presta a numerose varianti: con il ponticello, con giardinetti, piramidi, pagodine, palme, cipressi, uccelli esotici, figure e fiorellini sparsi o entro cestini.
Altri decori sono gli stemmi araldici, fiori a cresta con uccellino (il cosiddetto bersò), fiori a grandi o piccoli mazzi, a singoli rametti sparsi combinati con nastri, insetti e farfalle. Uno degli elementi che caratterizza questi decori è il famoso colore rosso mattone, resistente ad alta temperatura, definito rosso terra di Romano, recentemente più opportunamente designato rosso Nove o rosso Antonibon.

Appartengono a questo periodo le applicazioni di decori a piccolo fuoco, soprattutto di quello detto ad uso Marsiglia, costituito da mazzetti di fiori recisi e rosette sparse, definito "a gruppette sparse" (e come meglio indicato in AA.VV., La Ceramica degli Antonibon, Milano 1990, pagine 23-24).

La Porcellana (dal 1752)

A questo periodo appartiene la seguente produzione: chicchere da caffè, "anche grandi per uso esterno", da cioccolata, da tè, zuccheriere, proposte pure nella forma a mastelletta, cantaretti (tazzina senza manico) con piatto, piattelli da sorbetto, tazzette da rosolio, salarini da due con un piattino per manico, puttini in fasce ad uso di pennarolo da custodir  aghi e stuzzicadenti, scarpette da diavolini "cogome" da caffè grandi da 12 chicchere, mezzane da 8 chicchere, da tè con tre bicchierini, tazze o scodelle da brodo con piatto (le cosiddette tazze della puerpera o della comare), vasi e vasetti da mostra o da fiori, (eventualmente completati da naturalistici fiorellini di porcellana sorretti da steli metallici), giardiniere o vasi da camin (vasi da bulbi), calamai forniti di coperchi che possono essere arricchiti da amorini, figure di pastori, maschere, amorini, gruppi allegorici raffiguranti la prudenza, la fortezza, l'innocenza, la carità, la docilità, la sincerità, mitologici, sacri, pastorali, motivi a rilievo a festoni e mascheroni (e come meglio indicati in AA.VV.; La Ceramica degli Antonibon, Milano 1990, pagine 26-28). Caffettiere, teiere, piatti, piattini, tazzine da marasche, zuccheriere con motivi ornamentali a rilievo, fioriere ovali, a ventaglio, tabacchiere, piastre a rilievo con soggetti sacri e ritratti.

Porcellana (dal 1727) - decori

Appartengono a questo periodo i seguenti decori: cineserie, bambocciate, fruttini, fiori (a gruppetti sparsi, a "terrapien", a "cadenella"), spighette, rametti, motivi geometrici, paesaggi, scene arcadiche, portuali, venatorie, mitologiche, scene galanti, architettoniche, con composizioni prospettiche.
Una delle sigle distintive delle porcellane novesi è l'uso frequente del colore canna metallizzato per i piattini e la superficie esterna di tazze (e come meglio indicato in AA.VV., La Ceramica degli Antonibon, Milano 1990, pagina 29).
Per la produzione plastica: figurine e gruppi bianchi o policromi, pastorali, mitologici, allegorici, sacri, con personaggi in costumi dell'epoca, ballerini musici (e come meglio indicato in Nadir Stringa, Il museo della ceramica. Istituto Statale d'Arte, Nove 1989, pagina 29).

Terraglia (dal 1736) detta anche terraglia ad uso inglese

Appartengono a questo periodo tutti i tipi già citati per le maioliche e i seguenti contenitori a forma di animali (zoomorfi): zuppiere e salsiere in forma di galli e galline, anatre, oche, pappagalli, conigli, tacchini, faraone pesi; e di vegetali (fitomorfi) quali cavoli, zucche, mazzi di asparagi, meloni, limoni, mele. Le decorazioni sono al naturale per i modelli citati e le stesse in uso per le maioliche per tutte le altre forme. Sono frequenti in questo periodo le decorazioni a piccolo fuoco in terza cottura (e come meglio indicato in Nadir Stringa, Il museo della ceramica. Istituto Statale d'Arte, Nove 1989, pagine 42-43).

L'OTTOCENTO

Periodo della produzione ceramica aderente al neoclassicismo (dal 1800 al 1825)

Porcellana

Appartengono a questo periodo le seguenti forme: vasi ornamentali anche di notevoli dimensioni, coppe, portafiori, calici, servizi da caffè e da tè, decorati con scene tratte da dipinti o incisioni, con imitazioni di stampe, di paesaggi (da sembrar veri, trompe d'oeil), con mazzi e festoni di fiori, con eleganti motivi neo-pompeiani, oppure ornati da elementi plastici a rilievo e a tuttotondo: mascheroni, ghirlande, bucrani, cariatidi, sirene(?).

Periodo della produzione popolare (Sec. XIX)

Terraglia (confronta, come meglio indicato in AA.VV., La Ceramica degli Antonibon, Milano 1990, pagine 38-42, 51).

Appartengono a questo periodo le decorazioni e le riproduzioni, prevalentemente su piatti, della realtà:

il lavoro dei campi: (semina, mietitura, potatura, vendemmia, pigiatura, macellazione, raccolta della legna);

le arti per via: (arrotino, portagerla, filatrice, fabbro, falegname);

soggetti religiosi: (preti, monache, frati della questua, profeti, evangelisti, scene bibliche);

di tempo libero: (pesca, caccia, il ballo, le maschere, i giochi);

la natura: (fiori, frutta, uccelli, animali da cortile);

oggetti rischianti: (cucchi in forma di galletti o uccellini, soli o cavalcati da soldati napoleonici;

piatti e boccali con dediche;

oggetti scherzosi: (cucche buffone, bosse buffone).

Appartengono a questo periodo alcune innovazioni tecniche per le decorazioni di bordi dei piatti:

spugnetta (stampigliatura con spugna marina opportunamente ritagliata, imbevuta di colore e usata a mo' di timbro);

buranella (tamponcini di stoffa avvolti da frammenti di merletti di Burano, imbevuti di colore e usati nel biscotto come timbri);

mascherina (sagome ritagliate in negativo su cartoncino oleato o pergamena, appoggiate al biscotto e riempite con rapide pennellate (e come meglio indicato in Nadir Stringa, Il museo della Ceramica di Nove, in Ceramicantica, nn.11, 1994 e n.1, 1995, pagina 36).

Periodo della produzione ceramica neo-rococò - aulico o artistico (dal 1860-65)

Maioliche e terraglie

Appartengono a questo periodo le produzioni ceramiche, anche di grandi dimensioni, con decorazioni plastiche o pittoriche a volte riprese dal secolo precedente, altre con imitazioni di forme contemporanee di metalli pregiati o dal vetro. Le decorazioni pittoriche occupano tutta la superficie disponibile con scene veristiche, tratte da quadri coevi, con motivi floreali che si estendono sui rilievi, con fiori naturalistici, in mazzi gettati (e come meglio indicato in Nadir Stringa, Il museo della Ceramica di Nove, in Ceramicantica, nn.11, 1994 e n.1, 1995, pagina 42) (dalle produzioni ceramiche di Viero, Antonibon, Demetrio Primon, Agostinelli, Comagghio, Zen) (?).

IL NOVECENTO

Periodo della produzione ceramica aderente al liberty

Terraglia dal 1900 al 1936

A questo periodo appartengono le produzioni di: vassoi, piatti, vasi e soprammobili con decori in rilievo e dipinti che aderiscono allo stile liberty.
Alcuni tentativi di aggiornamento e di sperimentazione, in chiave moderna, di forme e decori (esempio decori di E. Caccia Guerra) sono effettuati da alcuni ceramisti.
Dal 1936, con il contributo dell'Istituto Statale d'Arte di Nove, si avvia il processo graduale di avvicinamento della ceramica novese e il conseguente abbandono delle riproduzioni.
Il rispetto e la fedele osservanza dei modelli, forme stili e decori di dette produzioni tradizionali viene riscontrato con gli archetipi esistenti nelle collezioni del Museo Civico della Ceramica di Nove, del Museo dell'Istituto Statale d'Arte di Nove, del Museo di Bassano del Grappa, in quelle di altri eventuali Musei e nelle collezioni private riconosciute dal Comitato di disciplinare.

Art. 5
Produttori innovativi

Ai sensi del presente disciplinare possono essere tutelate quelle produzioni ceramiche considerate come un naturale sviluppo ed aggiornamento dei modelli, delle forme, degli stili e delle tecniche tradizionali, nel compatibile rispetto della tradizione artistica, ivi compresi prodotti unici di indubbia originalità, nei quali figuri l'impegno creativo ed intellettuale verso la ricerca e l'innovazione, in funzione dell'ampliamento dei valori del patrimonio della ceramica di Nove.

Art. 6
Marchi e indicazioni di fabbrica

1. I ceramisti iscritti nel registro dei produttori, sono tenuti alla applicazione del marchio di Legge sulle produzioni approvate dal Comitato di disciplinare.

2. In ogni pezzo dovranno essere indicati a crudo o a gran fuoco, a dimensioni leggibili;
a)il nome, la sigla o il segno del produttore secondo i tipi che ogni ceramista è tenuto a depositare presso il Registro provinciale dei produttori di ceramica artistica e tradizionale della provincia di Vicenza;
b)il marchio di ceramica artistica e tradizionale adottato dal Consiglio Nazionale Ceramico affiancato dalla parola NOVE;
c)le parole O.P.M. (Opus Manu Facto), specie per il tradizionale, quando è consentito dallo spazio ed effettivamente rispondente alla realtà;
d)l'anno di produzione, sempre se vi è adeguato spazio per l'indicazione;
e)per le produzioni destinate a venire a contatto con sostanze alimentari dovrà essere posta l'indicazione in conformità alle norme UNI.

Art. 7
Riproduzione di pezzi storici

Per la riproduzione dei pezzi storici realizzati per il decoro ad esclusione di quelli destinati al contenimento di generi alimentari, potranno essere usati smalti e vernici contenenti piombo e stagno, purché sul retro di questi manufatti sia apposto il segno distintivo indicante la destinazione all'uso non alimentare.

Art. 8
Difesa del marchio

Il Comitato di disciplinare è legittimato ad agire contro chiunque produca, venda e ponga in vendita oggetti con l'indicazione d'origine tutelata dalla legge 188/90, dalle sue norme attuative e dal presente disciplinare.
In particolare detta facoltà può essere esercitata contro chiunque operi in violazione delle forme, degli stili e dei decori storici ed artistici descritti negli articoli precedenti.

Art. 9
Comitato di disciplinare

1. Il presente disciplinare è sottoposto alla vigilanza del Comitato di disciplinare costituito ai sensi dell'art. 7 della legge 188/90.

2. Il funzionamento del Comitato è disciplinato dalla legge 188/90, dalle sue norme attuative e al relativo regolamento interno del Comitato medesimo.

Art. 10
Disciplinare di produzione della vendita

E' vietata la vendita delle ceramiche di Nove, tutelata dalla legge 188/90, dalle sue norme attuative e dal presente disciplinare, nei mercati all'aperto e con gli oggetti posati a terra.

NOTE

Disciplinare approvato dal Consiglio nazionale ceramico del 30.11.99.

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